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Villagreca. Crocifisso doloroso (ora deposto), chiesa parrocchiale San Vito Martire

Riportato qualche anno fa all’antico splendore dal restauro di Claudio Pulli. L’iconografia ha origini assai antiche: le prime attestazioni del crocifisso con il Cristo in atteggiamento doloroso, cioè rappresentato dolente con gli occhi chiusi, il capo reclinato sulla spalla destra e il corpo accasciato, risalgono al X secolo, come ben testimoniano alcune miniature e sculture dell’epoca. Questo tipo si contrappone all’iconografia di origine bizantina, allora più consueta, del Cristo crocifisso trionfatore sulla morte, ossia ancora vivo, con gli occhi ben aperti, il corpo ritto e il volto sereno nonostante il patimento dell’atroce supplizio.

Tra la fine del XIII secolo e i primi anni del successivo, probabilmente attraverso una conoscenza diretta dell’immagine della Sacra Sindone, in Renania si delineava il nuovo tipo del crocifisso gotico doloroso. L’acceso realismo esalta con straordinaria violenza espressiva il tema del dolore. Tale crudezza della rappresentazione ha avuto origine dalla volontà di raffigurare con immediatezza un’immagine di massima pietà e di somma sofferenza. Il nuovo modello di crocifisso ebbe rapida diffusione e dalla Germania passò velocemente in Italia, Spagna, Austria, e nel resto dell’Europa.

In Sardegna tale iconografia viene introdotta nel Quattrocento con il cosiddetto Crocifisso di Nicodemo del San Francesco di Oristano, da cui dipendono i crocifissi dolorosi presenti nell’isola. Meno aspri nella resa anatomica rispetto al prototipo oristanese, i crocifissi cagliaritani della chiesa di Sant’Anna di Stampace, del San Giacomo di Villanova ad esempio, ripetono l’andamento a “S” rovesciata e la posizione a “Y” della massa tronco-braccia e vanno attribuiti ad artisti locali attivi tra XVI e XVII secolo, compreso questo di Villagreca, oggi restituito nella sua integra e originale forma, con eccezione delle braccia sostituite, probabilmente nel XVIII secolo, quando il simulacro fu trasformato in crocifisso con braccia mobili per il rito di s’iscravamentu.

Bibliografia essenziale: S. MEREU, La Chiesa di San Vito martire, in  “Villa dei Greci- Una Villa Greca inedita tra storia, archeologia ed arte” ,ed. GRAFICHE DEL PARTEOLLA, Dolianova, CA, 2008 (a cura di Nicoletta Rossi e Stefano Meloni)

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